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A Milano Sala saldamente in testa, dubbi su sfidante ballottaggio

A Milano Sala saldamente in testa, dubbi su sfidante ballottaggio”

Il marchio, ecco. Questo segno lasciato sulla candidatura di Sala da un Premier un anno fa in pieno surmenage attivistico non ha giovato molto al candidato sindaco del centrosinistra, nella misura in cui quella specificità ha spinto la sinistra a costituirsi in movimento "altro" dal centrosinistra, per di più dividendosi. Qualche giorno prima del 5 giugno i sondaggi a cui il centrosinistra si era affidato parlavano di una forbice di almeno 4 punti percentuali a favore di Sala.

Già gli exit poll avevano dato il senso della tornata elettorale, e le proiezioni arrivate intorno alla mezzanotte avevano ribadito la direzione, poi confermata dai voti veri, man mano che lo scrutinio andava avanti: con l'eccezione di Massimo Zedda a Cagliari nelle città capoluogo di Regione interessate dall'attuale tornata amministrativa non ci sono vincitori al primo turno e si andrà ai ballottaggi. Ci scriverò sopra il nome di Beppe Grillo oppure il mio, valuterò al momento. Insomma nessun accordo, né indicazione di voto.

"Per quanto mi riguarda da che parte stare è chiarissimo - ha risposto Rizzo - e gli elettori della mia lista si sentirebbero offesi se gli venisse chiesto da che parte stanno. Sta ai due candidati interessarsi di questi argomenti oppure non farlo". Sia Sala sia Parisi dovranno provare a sedurre l'elettorato arrabbiato dei 5 Stelle; e Parisi ha cominciato per primo, con dichiarazioni esplicite già in piena notte.

Un boom oltre le attese del M5S a Roma e Torino, con il Pd che fatica e spera di rilanciare ai ballottaggi ma con l'incognita Roberto Giachetti, tallonato da Giorgia Meloni nella Capitale. "Grande Corrado, abbiamo impedito al pupazzo del duce di prendere il potere". Però lui a Milano si è visto poco. Il centrosinistra ha candidato Giuseppe Sala, ex amministratore delegato di EXPO, che ha vinto le primarie dello scorso 7 febbraio.

Ma quest'uso della carta Renzi alla fine si è rilevato sostanzialmente controproducente. Anche se l'esperienza dice che l'elettorato grillino, ove sconfitto, in parte non si ripresenta a votare.

LA TRATTATIVA RADICALE. Fdi.

Sui luoghi di culto, Parisi demanda tutto al Governo, al quale chiede "una legge che garantisca libertà di culto, a condizione che ci sia rispetto della legge e sicurezza dei cittadini" e preveda: "trasparenza sui finanziamenti alla costruzione e alla gestione dei luoghi di culto", "obbligo di sermoni in italiano", un "Registro degli imam" la "promozione della formazione civica dei ministri del culto e del loro riconoscimento da parte del Ministero dell'Interno". L'accordo con l'ex commissario Expo non è automatico e potrebbe arrivare al fotofinish in modo da limitare i mal di pancia con il resto della coalizione.



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