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Allarme per super batterio resistente agli antibiotici

Già diversi esperti della sanità pubblica statunitense avvertono che se i batteri resistenti continueranno a diffondersi anche le più banali infezioni potrebbero mettere in pericolo di vita un paziente perché le cure mediche (quelle della medicina allopatica) risulteranno inefficaci. Il ceppo di Escherichia Coli in questione è conosciuto in particolare per la sua mortalità, pari al 50% dei contagi se non opportunamente combattuto.

Per la prima volta è arrivato negli Stati Uniti un super-batterio resistente a qualsiasi tipo di antibiotici.

Una nuova scoperta in ambito medico e scientifico sta mettendo a dura prova i laboratori e gli studiosi di tutto il mondo, che si troverebbero ad aver a che fare con un batterio molto forte, una specie ancora poco conosciuto di "escherichia coli", una delle forme batteriche maggiormente presenti nel corpo umano, specialmente nell'area intestinale.

La scoperta anche in Usa, "ci sta mostrando che la strada di impiego degli antibiotici può essere arrivata quasi alla fine - ha detto oggi in una intervista ai media Usa, Thomas Friedman, direttore dei Cdc - una situazione in cui non abbiamo nulla da offrire a pazienti in reparti intensivi o con semplici infezioni urinarie".

La colistina è un farmaco di ultima generazione sviluppato solo per il trattamento di questi super batteri.

LE MORTI Ogni anno 25mila europei muoiono a causa di infezioni da batteri resistenti. Dove può avvenire il contagio?

Il rapporto non rende nota la condizione della donna portatrice del batterio, ma spiega che esperti dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) stanno indagando sulle modalità in cui la paziente avrebbe contratto il microrganismo. Il dato medio europeo di consumo fuori dagli ospedali per il 2014 - sono sempre i dati del ministero - è 21,6 dosi al giorno ogni mille abitanti, e varia dalle 10,6 dell'Olanda alle 34,6 della Grecia. Le infezioni più frequenti?

In Europa, l'Italia, insieme alla Grecia, è il Paese in larga parte responsabile per questo aumento della resistenza ai carbapenemi, come risulta dalla sorveglianza sentinella sul fenomeno coordinata dall'Istituto Superiore di Sanità, che fornisce i dati alla sorveglianza Europea EARS-Net, riportati dal ministero della Salute. C'è da capire anche come la donna, curata comunque con altri antibiotici, sia entrata in contatto con il batterio.



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