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Brexit, seggi aperti per il referendum

Brexit, seggi aperti per il referendum”

Con il termine Brexit si indica l'eventuale uscita del Regno Unito dalle istituzioni europee; il termine deriva dalla fusione delle parole Britain, cioè Regno Unito, ed exit, cioè uscita. L'attenuarsi del rischio Brexit ha spinto la sterlina a toccare i massimi annui contro il dollaro sopra quota 1,49. A cambiare le carte in tavola, un afflusso di votanti minore del previsto in Scozia e la vittoria dei Leave in tutto il Nord dell'Inghilterra, area dove sono forti i laburisti: a Sunderland i Leave hanno ottenuto il 61% mentre a Newcastle la vittoria del Remain è stata molto meno netta del previsto. I giochi sono chiusi, il futuro dell'Europa è ora affidato agli umori e ai malumori dei britannici. Dentro o fuori, tertium non datur, come ha avvertito in queste ore il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker.

Skynews comincia a ipotizzare apertamente le dimissioni del primo ministro conservatore britannico David Cameron - già domani - in caso di sconfitta del fronte filo-Ue di Remain al referendum sulla Brexit. Si tratterà di capire se le forze centrifughe a questo punto prevarranno rispetto a quelle che puntano ad una maggior coesione, una vera e propria unione politica dell'Europa. "E' arrivato il momento di liberarci da Bruxelles", ha aggiunto. Nonostante la campagna elettorale sia stata "sospesa", da più parti i sostenitori della Brexit hanno accusato i commentatori filo-Bruxelles di strumentalizzare la morte di Cox contro il "no" alla Ue. Ma alla fine non ha mancato di adottare la medesima parola d'ordine di Farage, invocando il sogno di un "Independence Day" del Regno Unito ("assurdità", ha replicato Cameron).

La domanda alla quale i britannici devono rispondere alle urne è la seguente: "Il Regno Unito deve proseguire come membro dell'Unione europea o deve lasciare l'Ue?". Due cifre entrambe discutibili: la prima perché puramente ipotetica, la seconda perché calcolata senza troppi scrupoli al netto degli enormi profitti che l'isola ricava dall'appartenenza al club dei 28.

Dagli ultimissimi sondaggi emergerebbe infatti una percentuale pari al 52% a favore della Gran Bretagna ancora nell'Ue, il che significa che, al netto dei margini di errore, la differenza potrebbero farla gli elettori indecisi che sarebbero all'incirca il 10% sul totale.

Convinzione condivisa fino all'ultimo dai responsabili di istituzioni finanziarie e governi occidentali, incluso Matteo Renzi, autore di una lettera aperta ai britannici sul Guardian.



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