Salute

Censis: sanità privata piace di più...... ma per chi può pagarla

Censis: sanità privata piace di più...... ma per chi può pagarla”

Particolarmente accentuato tra i giovanissimi e i pensionati, il fenomeno della rinuncia alle cure sta dunque andando ad ampliare il suo raggio d'azione, in attesa che il comparto statale si dia da fare per lenire l'impatto della burocrazia e per migliorare la sua efficienza sul territorio, andando così a garantire le cure del caso persino a quella fascia di popolazione che può ormai tranquillamente venire annoverata all'interno della categoria definita dal sostantivo "povertà". I favorevoli sono il 36%, di cui il 21,9% ha dichiarato che in questo maniera è possibile definire quando una prestazione è veramente indispensabile e il 14,1% perché lasciando al singolo medico ci sono troppe differenze. Si è passati infatti da 485 a 569 euro procapite mentre, nello stesso arco di tempo è salita a quota 34,5 miliardi di euro la spesa sanitaria privata, con un incremento del 3,2%: il doppio dell'aumento della spesa complessiva per i consumi delle famiglie nello stesso periodo (pari a +1,7%). Sono 2 milioni in più rispetto al 2012.

A pesare sulla rinuncia alle prestazioni sanitarie non sono però soltanto i costi a dir poco proibitivi per molti ma anche le liste d'attesa. Ma, avverte, "deve essere chiaro a tutti che non si possono fare le nozze con i fichi secchi". Sono 26 milioni i cittadini che si dicono propensi ad aderire alla sanità integrativa.

È il quadro che emerge dalla ricerca Censis-Rbm Assicurazione Salute, presentata a Roma al VI 'Welfare Day'. È questa la ragione che più di ogni altra spiega perché i cittadini si rivolgono ad una struttura privata, seguono poi anche ragioni di comodità legate agli orari lunghi o all'apertura nel weekend o alla contrazione della matrice di prestazioni offerte nel servizio sanitario pubblico. Inoltre nel 2016 ben 5,4 milioni di italiani avrebbero seguito prescrizioni di farmaci, visite o accertamenti diagnostici che si sono rivelati inutili.

Sempre secondo il rapporto, il 45% degli intervistati ritiene che la qualità del servizio sanitario della propria regione sia peggiorata negli ultimi due anni, mentre la percentuale di coloro che vede un miglioramento è ferma tristemente ad un modesto 13,5%.

Oggi tra gli aderenti alla sanità integrativa il 30,7% l'ha scelta perché spendeva troppo di tasca propria e ora risparmia, il 25% perché la copertura viene estesa a tutta la famiglia.

Non ha certo rassicurato gli italiani la frase del ministro Lorenzin, che pure ha ammesso di avere presente il problema, "una priorità", ha detto, da risolvere con il Ministero dell'Economia e delle Finanze, le Regioni e i professionisti del Servizio Sanitario nazionale, ricordando di avere chiesto nella legge di stabilità 800 milioni di euro l'anno.

Il decreto sull'appropriatezza "incontra l'ostilità dei cittadini, che sostengono la piena autonomia decisionale del medico nello stabilire le terapie, anche come baluardo contro i tagli nel sistema pubblico".



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