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I metalmeccanici ancora in sciopero per il contratto. Venerdì manifestazione a Genova

I metalmeccanici ancora in sciopero per il contratto. Venerdì manifestazione a Genova”

Non è affatto casuale la scelta del luogo in cui i metalmeccanici di Fim, Fiom e Uilm della Basilicata hanno deciso di organizzare la conferenza stampa per presentare lo sciopero di otto ore che il 10 giugno riporterà in piazza i metalmeccanici lucani.

I metalmeccanici della nostra provincia raggiungeranno il capoluogo della Regione Campania dove si terrà la manifestazione e gli interventi dei Segretari Regionali e nazionali di FIM, FIOM e UILM a Piazza dei martiri. La protesta, indetta da Fim, Fiom e Uilm, durerà 8 ore e avrà inizio alla stazione di Genova Principe con arrivo alla sede di Confindustria Genova. Riteniamo un errore tali posizioni in quanto si mette in discussione contemporaneamente il modello contrattuale fondato su due livelli contrattuali ed il ruolo del Contratto nazionale quale reale strumento di tutela dei salari e dei diritti di tutti i lavoratori. Lo sciopero rientra nella mobilitazione nazionale che vedrà astensioni dal lavoro articolate a livello regionale nei giorni 9, 10 e 15 Giugno.

"Stiamo chiedendo con insistenza un incontro con la proprietà per iniziare a discutere di piano industriale e di tempi di realizzazione dello stesso, e nonostante gli impegni assunti da tutti coloro che hanno partecipato all'incontro ministeriale, si nota soprattutto da parte delle Istituzioni una sorta di lassismo che non ripone fiducia nelle aspettative e nel progetto annunciato a Roma presso il Ministero dello sviluppo economico".

"In Toscana sulle vertenze significative, dalla Kme alla Lucchini, siamo sempre stati uniti. Facendolo saltare si aprono le porte al dumping più sfrenato, a danno dei lavoratori ma anche delle aziende migliori". La loro proposta è inaccettabile!Non possono chiederci di firmare un contratto nazionale che di fatto lo elimina per il futuro e non possono stabilire aumenti retribuitivi solo per una parte minima dei lavoratori (meno del 5%) o costringerci a non chiedere aumenti salariali per i prossimi 20 anni.



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