Finanza

Istat: "Diminuiscono i residenti italiani nel nostro Paese"

Non giungono buone notizie dall'Istat e dal suo bilancio demografico nazionale, per quel che riguarda la popolazione italiana nella sua quantità. Si tratta di un incremento sostenuto, da attribuire a fattori sia strutturali sia congiunturali. I mesi più funesti, in termini di mortalità, sono stati i primi dell'anno e luglio, quest'ultimo soprattutto perché ha fatto registrare temperature calde da record. Lo rileva l'Istat. Il saldo naturale della popolazione complessiva è negativo ovunque, con la sola eccezione della provincia autonoma di Bolzano. Anche Molise (-5,4 per mille), Friuli-Venezia Giulia (-5,1 per mille), Piemonte, Toscana e Umbria presentano decrementi naturali particolarmente accentuati (tutti a -4,8%). La concomitanza tra la crisi economica e la diminuzione delle nascite, ravvisabile in quasi tutti i paesi europei2, suggerisce un legame tra i due fenomeni. Lo stesso pare accadere per i matrimoni, anch'essi in calo e proprio dal 2008.

Dopo anni nei quali gli stranieri riuscivano a compensare il calodemografico dovuto alle minori nascite di bambini di coppie italiane, nel 2015 in Italia si assiste ad un forte decremento della popolazione italiana. Risultano più decrepiti di noi solo i giapponesi (indice di vecchiaia pari a 204,9 nel 2015) mentre siamo seguiti a ruota, su questo terreno, dai tedeschi (indice pari a 159,9 nel 2015). Non si arresta il trend di invecchiamento della popolazione residente: l'età media è 44,7 anni. A livello territoriale, nel Nord e nel Centro del Paese la percentuale di giovani fino a 14 anni si è andata ulteriormente riducendo, fino a raggiungere il valore del 13,6% al Nord e 13,3% al Centro.

Nelle stesse aree geografiche i residenti con 65 anni e oltre si attestano intorno al 23% del totale, quelli con 80 anni e oltre intorno al 7%. Il tasso di crescita naturale degli stranieri è pari in media nazionale a 13,1 per mille. A livello regionale, la Liguria presenta il maggior squilibrio tra giovani e anziani, in quanto registra il valore più alto di popolazione con più di 64 anni (28,2%) e il valore più basso di individui con meno di 15 anni, pari all'11,5%.

Stando ai calcoli effettuati dall'Istituto nazionale di statistica, al 31 dicembre 2015 in Italia risiedono 60.665.551 persone: di cui più di 5 milioni di cittadinanza straniera (ovvero l'8,3%; al centro-nord la percentuale sale al 10,6%). A rilevarlo e' stato l'Istat, spiegando che il numero dei residenti ha registrato una diminuzione consistente per la prima volta negli ultimi novanta anni: il saldo complessivo e' negativo per 130.061 unita'.

Calano gli italiani che perdono 141.770 unità ed aumentano gli stranieri con 11.716 unità in più. Pertanto, il saldo naturale (differenza tra nati e morti) è negativo per 161.791 unità.

Le nascite scendono sotto il mezzo milione Continua la diminuzione del numero dei nati in atto dal 2008, nel 2015 non raggiunge il mezzo milione (485.780).

Si tratta, scrive l'Istat, di una diminuzione di 130mila unità rispetto alla fine del 2014, e la flessione è più evidente per le donne che per gli uomini (-84.792 contro -45.269 uomini).

Gli iscritti in anagrafe provenienti da un Paese estero sono stati 280mila, stranieri nel 90% dei casi. I flussi migratori sono indirizzati per lo più verso le regioni del nord e del centro. A lasciare l'Italia, invece, nel 2015 sono state 147mila persone, di cui oltre 100mila cittadini italiani. Oltre il 50 per cento degli stranieri presenti (ossia 2,6 milioni) sono cittadini di altri Paesi europei.



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