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Lecce, affittava casa a prostitute: indagato magistrato della Cassazione

Lecce, affittava casa a prostitute: indagato magistrato della Cassazione”

Un magistrato ordinario di origini leccesi, ma in servizio a Roma presso la Corte di Cassazione, e la sua compagna sono indagati dalla Procura della Repubblica di Lecce per favoreggiamento della prostituzione. L'appartamento, nel centro di Lecce, è stato sequestrato dalla squadra mobile, su disposizione del gip Vincenzo Brancato, su richiesta del sostituto procuratore Maria Vallefuoco. Il magistrato concedeva in locazione l'immobile di sua proprietà a giovani donne rumene che si prostituivano, esigendo un canone ben superiore a quello di mercato, del quale richiedeva l'immediato pagamento in contanti, senza rilascio di alcuna ricevuta. Secondo la Squadra Mobile, infatti, il magistrato avrebbe affittato un'abitazione di sua proprietà, nel pieno centro di Lecce, ad alcune donne rumene che avrebbero dovuto prostituirsi. D'altro canto Caracciolo non aveva comunicato all'autorità di pubblica sicurezza l'identità di chi alloggiava effettivamente in quell'appartamento.

Tre le ragazze romene identificate, una delle quali impegnata in una prestazione sessuale con cliente che ha riferito di averla contattata tramite il sito web.

Dopo vari appostamenti, gli agenti sono riusciti ad individuare delle ragazze dedite alla prostituzione. La polizia è stata allertata dai vicini che hanno denunciato la vicenda e segnalato che diversi uomini entravano e uscivano dall'appartamento a tutte le ore. Anche il prezzo pagato da ciascuna delle ragazze appare sintomatico della consapevolezza dellattività di prostituzione che veniva svolta da parte del proprietario. All'interno di una stanza adibita a lavanderia, anche questa comune ai due appartamenti, era presente la collaboratrice domestica del proprietario e della sua convivente. Pare, sempre secondo le primissime indiscrezioni emerse in queste ore, che nel registro degli indagati siano stati inseriti due individui con l'accusa di sfruttamento della prostituzione. Nonostante avessero pagato l'affitto nelle mani del proprietario, non erano in grado di esibire alcuna ricevuta.

L'appartamento è risultato essere collegato, attraverso una porta interna, all'abitazione dello stesso proprietario che era solito, insieme con la compagna, accedere liberamente in quello confinante nel quale veniva esercitata la prostituzione. Lunico documento in loro possesso era una piantina della città di Lecce riportante la zona nella quale si trovava limmobile, con lannotazione a penna di tre numeri telefonici, che si rivelavano essere rispettivamente intestati al proprietario, alla sua convivente ed alla loro collaboratrice domestica. Gli inquilini dell'immobile riferivano di aver ripetutamente notato l'uomo accompagnare ragazze in ascensore all'appartamento, portando loro le valigie.



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