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Parmacotto, trucchi contabili: sequestrati 11 milioni dalla Gdf

Parmacotto, trucchi contabili: sequestrati 11 milioni dalla Gdf”

Giornata di blitz della Finanza; dopo quello romano con il parlamentare Marotta indagato sull'illecito traffico di flussi finanziari, a Parma va in scena un secondo blitz destinato ad avere un eco altrettanto forte:le Fiamme Gialle stamani sono infatti entrate nell'azienda Parmacotto. I militari hanno sequestrato patrimoni per un equivalente di circa 11 milioni di euro, in esecuzione di un provvedimento urgente della Procura della Repubblica. In realtà il bilancio della celebre azienda non era così positivo come era stato fatto credere per incassare soldi dallo Stato. Per questa truffa aggravata sono stati indagati due amministratori dell'azienda del settore alimentare di Parma. Due gli indagati. Nominato un custode giudiziario per la gestione dell'azienda. Mediante il concordato preventivo, l'azienda si appella alla clemenza dei creditori, chiedendo loro di non pretendere i 46,2 milioni di euro.

Secondo la guardia di finanza hanno ottenuto un finanziamento pubblico da 11 milioni di euro grazie ad artifici contabili, false attestazioni e la conseguente falsificazione di un bilancio annuale d'esercizio, facendo apparire una situazione economico-patrimoniale talmente fiorente da indurre in errore nel 2011 la società di diritto pubblico che lo doveva erogare, la Simest, di proprietà del ministero dello sviluppo economico. Venivano per questo rinviati "a esercizi futuri costi di gestione già certi nella loro manifestazione, evitando così di far apparire una consistente perdita di esercizio". La situazione critica latente è esplosa nel 2014, quando la società si è vista costretta a ricorrere alla procedura, prevista dalla legge Fallimentare, del concordato preventivo in continuità.

Durante la visita della GdF erano presenti il Presidente della società Alessandro Rosi e il padre nonché storico patron Marco. Il marchio sotto sequestro non cesserà comunque la propria attività. L'azienda non verrà chiusa: il complesso dei beni aziendali, sottoposti a vincolo giudiziario, verranno utilizzati e gestiti sotto il controllo di un "amministratore giudiziario" professionista del settore, appositamente nominato dalla Procura.



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