Salute

Trapianto di pene: il primo paziente operato sta per diventare padre

Trapianto di pene: il primo paziente operato sta per diventare padre”

Adesso il ragazzo ha recuperato "una piena funzionalità urologica e sessuale - ha proseguito Mirone - che gli ha consentito di avere erezioni e rapporti sessuali pressoché normali: a dimostrazione della riuscita dell'intervento il giovane sta per diventare padre". Al giovane era stato amputato il pene in seguito ad un'infezione estesa provocata dall'uso improprio di strumenti rudimentali e non sterilizzati adeguatamente per la circoncisione. Si apre una nuova prospettiva per chi ha subito traumi agli organi genitali a causa di traumi di varia natura, tumore del pene o anomalie genetiche. Ad annunciare il successo dell'operazione è stato Vincenzo Mirone, segretario generale della Società italiana di urologia (Siu) durante un convegno dell'associazione a Venezia.

Oltre a chi ha perso l'organo genitale per circoncisioni finite male, altri possibili candidati al trapianto sono i pazienti che hanno subito traumi genitali (si stima che nel 20-25% delle vittime di ferite da arma da fuoco in sparatorie ci sia il coinvolgimento degli organi genitali), chi ha tumori rari del pene o anomalie genetiche. Oggi, a meno di un anno dall'intervento, sta per diventare padre. Dopo il caso del ragazzo sudafricano, infatti, nel mondo sono stati eseguiti altri tre trapianti del genere, su pazienti altrettanto giovani, che stanno avendo un follow-up simile. Il primo paziente sottoposto con successo al trapianto del pene - un primo tentativo era fallito in Cina, nel 2006 - ha fecondato la partner in maniera naturale.

A parlare di questo 'primo caso' è il chirurgo di Johannesburg che ha effettuato il trapianto in prima persona, ovvero il dottor André Van Der Merwe. Sembra proprio di sì. L'organo da trapiantare era stato prelevato da un cadavere e l'operazione di microchirurgia era durata nove ore. "Un sessantenne iperteso difficilmente potrebbe ottenere un recupero brillante come quello del primo paziente operato" chiarisce Mirone. In Africa, infatti, si contano centinaia di giovani rimasti vittime di traumi genitali per lo stesso motivo. "E a questo punto, l'intervento rappresenta una speranza per coloro a cui rimane la sola alternativa della protesi". A distanza di 10 mesi dall'intervento il giovane non ha ancora recuperato la sensibilità al 100%, ma è probabile che nell'arco di un paio d'anni riesca a ritornare a una condizione normalità. "Nel mio Paese gran parte della popolazione si sottopone a rituali che prevedono l'asportazione del prepuzio in età giovanile: - conclude Van Der Merwe - molto spesso si parla delle mutilazioni genitali femminili, eppure sono tanti gli uomini coinvolti in deturpazioni tribali".



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