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Obama si commuove. Per Michelle "ragazza del South Side" è standing ovation

Obama si commuove. Per Michelle

"Yes we can!". Con lo slogan che lo ha portato alla presidenza nel 2008 Barack Obama ha concluso il suo discorso di addio alla nazione, rilanciando quell'appello davanti a migliaia di persone riunite a Chicago.

Tutti questi problemi, e altri ancora, sono autentici, ma non hanno fatto perdere ad Obama la fiducia nell'America, che resta un luogo eccezionale per la volontà di superarli e di continuare la costruzione di una unione più perfetta.

'Yes we did', ce l'abbiamo fatta, ha sottolineato con orgoglio Obama, perché "oggi l'America è un Paese migliore", ha detto, rivendicando quelle che secondo lui, ma forse non per gli americani che hanno preferito Trump alla Clinton, sono state grandi conquiste civili, tra queste la legalizzazione delle nozze gay, il salvataggio dell'industria automobilistica, la lotta allo Stato islamico. Per questo il "yes we can" diventa ora un impegno a mobilitare la base democratica, tutti quei cittadini che ancora credono nella democrazia americana. Parole ancora di speranza, nonostante tutto, un invito al paese e al suo successore (nominato solo una volta) a non sottrarsi alle sfide della diseguaglianza economica, del razzismo e della distanza di tanti elettori dalla politica. E noi il cambiamento lo abbiamo fatto. "Per ogni due passi avanti, ne facciamo uno indietro".

Alcuni funzionari vicini alla Casa Bianca mi hanno riferito che in queste ultime settimane il Presidente uscente aveva soprattutto una preoccupazione: non voleva solo difendere alcuni risultati storici della sua Amministrazione, dalla riforma sanitaria agli accordi con l'Iran, all'apertura a Cuba a cui ovviamente tiene moltissimo, ma voleva lasciare un ricordo una "legacy" "un'eredità" su come i vertici di una nazione debbano comportarsi anche dal punto di vista etico e dell'immagine. Ha anche aggiunto che la vittoria di Trump può anche essere letta come una reazione dei bianchi al primo presidente nero, che li ha spinti a votare il candidato più opposto possibile, e garante dei loro interessi. Un richiamo anche ai cambiamenti climatici: negarli - ha detto - sarebbe tradire le generazioni future e lo spirito del Paese.

Il presidente ha chiarito che non lascerà la scena politica, perché "il titolo più importante in una democrazia è quello di cittadino, ed io continuerò ad esserlo fino alla fine dei miei giorni".



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