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Anac, ridimensionati i poteri di intervento sugli appalti irregolari

Anac, ridimensionati i poteri di intervento sugli appalti irregolari”

Il consiglio dei Ministri ha ridotto i poteri dell'Autorità nazionale anticorruzione e del suo presidente, Raffaele Cantone. A distanza di un anno, però, questi poteri sono stati ridimensionati e il comma 2 dell'art.

"All'articolo 211 del decreto legislativo del 18 aprile 2016, n. 50, sono apportate le seguenti modificazioni: al comma 1, primo periodo, dopo le parole 'esprime parere' sono inserite le seguenti: 'previo contraddittorio'". Solo che dentro c'era anche una norma piccola piccola con un effetto enorme: cancellare i poteri che consentivano a Cantone di intervenire nei casi di irregolarità senza aspettare il giudice ordinario.

"Ancora una volta - denuncia il segretario confederale della Cgil Franco Martini - in spregio a trasparenza e correttezza, si è consumato l'ennesimo colpo di mano sugli appalti". Per questo sul punto, assicurano le stesse fonti, "sarà posto rimedio già in sede di conversione del Dec e in maniera inequivocabile".

"La legge che delegava il presidente era stata approvata solo un anno fa, in seguito agli scandali suscitati da Mafia Capitale ed Expo, e affermava chiaramente:" Qualora l'Anac, nell'esercizio delle nuove funzioni, ritenga sussistente un vizio di legittimità in uno degli atti della procedura di are invita mediante atto di raccomandazione la stazione appaltante ad agire in autotutela e rimuovere altresì gli eventuali effetti degli atti illegittimi, entro un termine non superiore a 60 giorni. Tecnicamente vengono definiti poteri di "raccomandazione vincolante". Chi ha materialmente scritto quella riga di legge è sconosciuto al momento, una cosa meravigliosa l'Italia dove non si sa neanche chi scrive o riscrive le leggi. Uno strumento fortemente innovativo, col conferimento all'Anac di poteri sostanziali. Con un colpo di spugna l'Anac ha perso i suoi poteri. 211, ovvero la norma che istituiva quei poteri, è stato abrogato dal Consiglio dei Ministri. Ma rimane la domanda: chi vuole depotenziare l'Anac? Scoppia il caso Anac con l'accusa, che viene dal M5s (Di Maio, Lombardi, Cioffi) ma anche da esponenti renziani del Pd (Esposito, Filippi), di aver indebolito la lotta alla corruzione sopprimendo una norma del Codice degli appalti dopo il via libera del Consiglio dei ministri.



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