Italia

Minzolini, il Senato dice sì alle dimissioni

Minzolini, il Senato dice sì alle dimissioni”

Un voto su Minzolini era considerato in bilico dopo che Palazzo Madama si era espresso a metà marzo contro la decadenza accogliendo con 137 sì, 94 no e 20 astenuti l'ordine del giorno di Forza Italia che respingeva la deliberazione della Giunta per le Immunità che nel luglio scorso aveva dichiarato decaduto l'ex direttore del Tg1 dal mandato di parlamentare perché condannato con sentenza passata in giudicato. E il voto di oggi sulle sue dimissioni ("è stata una mia libera scelta") "non è una partita di ritorno di quel 16 marzo".

"Ringrazio - ha aggiunto - anche chi si è astenuto o non partecipando al voto ha dimostrato di avere delle riserve". "Noi - ha poi annunciato - coerentemente con quanto fatto per tutte le altre dimissioni voteremo a favore". Ma soprattutto il Pd "che ha fatto passo avanti sulla strada del garantismo". Ma a questo proposito tira in ballo Caifa che "mandò a morte Cristo dicendo che così diceva la legge.". Il voto, come da regolamento, si è svolto a scrutinio segreto. "Ma adesso il Senato non abbia paura". Nel voto segreto, tuttavia, si può nascondere di tutto, compresi i 'tiri mancini' fatti in realtà per far ricadere la colpa su qualcun altro. Queste le parole del senatore all'Aula poco prima del voto.

Quindi l'ex giornalista afferma che "se nel dopoguerra ci fosse stato l'automatismo tra condanna e decadenza, di cui si parla a proposito della legge Severino, Pietro Nenni non sarebbe potuto diventare parlamentare". "Io non ho nessun obbligo - ha proseguito Minzolini - il mio è un gesto di coerenza politica". Quella su Vacciano è stata la quinta votazione sulle dimissioni presentate oltre due anni fa.



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