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Reato di tortura, il Senato approva il ddl. Ora torna alla Camera

Reato di tortura, il Senato approva il ddl. Ora torna alla Camera”

Il disegno di legge che punta ad introdurre il reato di tortura nell'ordinamento italiano riceve il via libera dal Senato con 195 sì, 8 no e 34 astenuti. Un testo su cui pesano però diverse ombre.

A cominciare dall'autore del ddl originario, il senatore Pd, Luigi Manconi che a caldo ha commentato "non ho partecipato al voto perché lo considero un brutto testo".

Nel Paese di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi, di Giuseppe Uva come di Giulio Regeni, le attese per questa legge erano e sono altissime.

Questa legge introduce due nuovi articoli nel codice penale (il 613 bis e il 613 ter), l'articolo 191 del codice di procedura penale e l'articolo del T.U. sull'immigrazione. E nel giornale diffuso dal sindacato si legge: "saremo gettati nelle mani dei delinquenti grazie al progetto di legge per l'introduzione del reato di tortura". La legge è stata attenta a non bloccare o delegittimare la difficile attività delle Forze dell'Ordine, ma nello stesso tempo è stata chiara e netta la volontà di escludere qualunque comportamento che ricorra alla tortura. "Dunque il singolo atto di violenza brutale (si pensi a una sola pratica di water boarding) potrebbe non essere punito". Infine, il capitolo delle torture psicologiche. "Ma i processi per tortura - dice ancora Manconi - avvengono per loro natura anche a dieci anni dai fatti commessi". Come si fa a verificare dieci anni dopo un trauma avvenuto tanto tempo prima? A favore del provvedimento anche il Movimento 5 Stelle. Ma non solo. Il testo passato al Senato prevede, perché vi sia tortura, che ci sia un verificabile trauma psichico. A questo punto il provvedimento, dopo le modifiche apportate a palazzo Madama, torna in quarta lettura alla Camera.

Di diverso avviso gli esponenti della maggioranza.

Roma, 17 mag - "Oggi è stato compiuto un passo decisivo per l'introduzione del delitto di Tortura nel nostro ordinamento". Tempi della legislatura permettendo.

Il nuovo reato di tortura prevede l'innalzamento da 4 anni a 10 anni di reclusione per chiunque, "con violenza o minaccia ovvero con violazione dei propri obblighi di protezione, di cura o di assistenza, intenzionalmente cagiona acute sofferenze fisiche o psichiche al fine di ottenere informazioni o dichiarazioni o di infliggere una punizione o di vincere una resistenza, ovvero in ragione dell'appartenenza etnica, dell'orientamento sessuale o delle opinioni politiche o religiose". In particolare, l'aula ha cancellato dalla fattispecie il termine "reiterare" ma ha introdotto una punibilità "se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona".

La pena di reclusione da 5 a 12 anni se il reato è commesso da un pubblico ufficiale nell'esercizio delle funzioni o da un incaricato di un pubblico servizio nell'esecuzione del servizio, la pena è della reclusione da cinque a dodici anni. Se dalla tortura deriva una lesione personale grave le pene sono aumentate di un terzo; se ne deriva una lesione gravissima sono aumentate dalle meta'; se ne deriva la morte la pena e' della reclusione di trenta anni. Ma se il torturatore cagiona volontariamente la morte, la pena è dell'ergastolo. Non sussiste nel caso di sofferenze risultanti unicamente dall'esecuzione di legittime misure privative o limitative di diritti. L'istigazione del pubblico ufficiale a commettere tortura, a prescindere dalla effettiva commissione del reato, e' punita con la reclusione da sei mesi a tre anni. Questo vuol significare, conclude duro Manconi, che "ancora una volta non si vuole seriamente perseguire la violenza intenzionale dei pubblici ufficiali e degli incaricati di pubblico servizio in danno delle persone private della libertà, o comunque loro affidate, quando invece è solo l'individuazione e la sanzione penale di chi commette violenze e illegalità a tutelare il prestigio e l'onore dei corpi e della stragrande maggioranza degli appartenenti".



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