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Brexit al via, Barnier (Ue): accordo sulle priorità

Brexit al via, Barnier (Ue): accordo sulle priorità”

Londra arriva al tavolo negoziale debole come non mai, dopo la delusione elettorale della premier Theresa May e alle prese con l'incubo del terrorismo.

Grazie ai deputati del Dup, il Democratic Unionist Party, formazione politica nordirlandese di centrodestra, la May è riuscita a rimanere al capo del governo, ma quello che in molti si chiedono è con quale forza e credibilità. La Gran Bretagna deve uscire dall'Unione Europea nella primavera del 2019.

"Spero che oggi si possano identificare priorità e calendario che mi permetta di riferire al Consiglio europeo, che abbiamo avuto un apertura costruttiva dei negoziati" ha aggiunto.

Al momento l'Europa gode di una posizione di forza per tre diversi motivi.

Se non sarà hard Brexit, sarà soft Brexit. Una sconfitta su tutta la linea per la politica della May.

Sull'avvio dei negoziati si è espresso anche il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani: "L'obiettivo primario è la tutela di tre milioni di cittadini europei che vivono nel Regno Unito, di cui 500 mila italiani". Martedì i rappresentanti dei Paesi Ue discuteranno a Lussemburgo del destino delle Agenzie europee con sede a Londra: l'Autorità bancaria europea e l'Agenzia per i medicinali.

La premier non si è presentata subito per dare conforto alle vittime e, quando lo ha fatto, ha mostrato un atteggiamento freddo e distaccato, che non è riuscita a spiegare alla Bbc, tanto da arrivare a balbettare. Da una parte c'è l'Europa che vorrebbe che la libera circolazione dei cittadini europei e britannici continuasse nonostante l'uscita, dall'altra il governo britannico vorrebbe un ripristino delle frontiere e un controllo dell'immigrazione.

"L'accordo sulla Brexit avrà un'importanza fondamentale per l'economia, le società e i cittadinio britannici". Il più combattivo Boris Johnson, ministro degli esteri, ha sempre sostenuto, invece, che la richiesta da parte di Bruxelles sia semplicemente "assurda" è ha affermato, prima delle ultime elezioni generali, che, se quelle sono le richieste dell'Unione, Londra potrebbe anche essere tentata di non pagare nulla.

La normativa europea che fissa in due anni il tempo a disposizione per trovare l'accordo prevede anche la possibilità di rinviare la scadenza, a patto però che ci sia l'accordo tra le parti.



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