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ER, assessore Venturi incontra ricercatori precari Irccs

ER, assessore Venturi incontra ricercatori precari Irccs”

I camici bianchi della ricerca al San Matteo, nella mattinata di martedì 21 giugno, hanno fatto un presidio per chiedere di essere stabilizzati insieme ai colleghi di tutta Italia: sono 3500 infatti i precari di 21 istituti di ricerca in tutta Italia che hanno chiesto di non dover rincorrere più, ogni anno, ogni mese, un contratto e di avere diritti che per altri lavoratori sono ormai scontati. Tra questi, l'Inrca è l'unico presente nella Regione Marche, nonché il solo ad indirizzo geriatrico in Italia.

I ricercatori precari chiedono che la vertenza venga risolta subito con l'approvazione delle norme legislative che prevedano la definitiva stabilizzazione dei rapporti di lavoro nella dirigenza sanitaria, e la previsione di risorse adeguate per garantire il processo anche per gli aspetti di inquadramento contrattuale.

"La recente riforma Madia, la consapevole attenzione della Ministra dell'Istruzione università e ricerca Valeria Fedeli e del Governo più in generale - continua Inguscio - offrono degli indirizzi per la soluzione concreta del tema del precariato dei ricercatori pubblici di cui si sta tenendo conto nella stesura del nuovo impegnativo piano triennale del CNR". Eccellenze raggiunte, purtroppo, attraverso il ricorso comodo, conveniente e indiscriminato a forme contrattuali atipiche come co.co.co., co.co.pro., partite IVA e borse di studio. In tal modo si è determinata una struttura di precariato aberrante, divenuta nel tempo una vera e propria condizione stabile. Se il Jobs Act, già nel 2015, eliminava la possibilità di ricorrere a queste forme contrattuali, il testo approvato di recente prevede un piano di stabilizzazione per i precari della pubblica amministrazione che però esclude quelli della ricerca sanitaria. In mancanza di una soluzione, a fine anno resterà senza lavoro la maggioranza del personale impiegato nel sistema ricerca. Assieme a loro se ne andrà la possibilità di sostenere una ricerca pubblica indipendente e l'eccellenza di cure e servizi degli IRCCS in cui lavorano per la ricerca, la prevenzione, la diagnosi e la terapia di malattie gravi, complesse e rare.Le timide proposte emerse fino ad oggi sono insoddisfacenti, perché non danno soluzioni ma rimandano il problema al futuro.

"Non vi è dubbio che è fondamentale investire nel sapere delle persone, nel capitale umano e nella ricerca - commenta Inguscio - La politica di reclutamento di nuovi ricercatori e la stabilizzazione dei precari sono una politica di investimento prioritaria - e non una spesa - per il futuro del Paese". Questi istituti fanno capo al Ministero della Salute, a differenza degli altri centri di ricerca e delle università che fanno capo al Ministero dell'Università e della Ricerca. Sono per la maggior parte figure sanitarie: biologi, biotecnologi, chimici, chimici-tecnologi del farmaco, fisici, medici, psicologi, farmacisti. A queste si affiancano tecnici e amministrativi quali ingegneri, statistici, impiegati e documentalisti. Parte integrante da più di 10 anni della ricerca sanitaria pubblica che si "auto-sostentano" attraverso finanziamenti esterni provenienti da Enti, Associazioni di pazienti, Fondazioni private, fondi 5×1000 e dalla volontaria contribuzione dei cittadini.



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