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Omicidio Varani, il delitto che sconvolse Roma

Omicidio Varani, il delitto che sconvolse Roma”

Dopo l'omicidio, Marco Prato già aveva provato a togliersi la vita nella stanza d'albergo dove si era chiuso con alcol e medicinali.

Marco Prato si è suicidato stanotte all'una e dieci nel carcere di Velletri in cui era stato trasferito a marzo da Regina Coeli ed era detenuto in attesa della prima udienza di domani. Ad accorgersi dell'accaduto sono state le guardie carcerarie che hanno ritrovato Prato steso con una busta di plastica intorno alla testa.

L'omicidio di Varani risale al 4 marzo 2016, quando i due lo torturarono, straziarono e accoltellarono dopo un festino a base di droga. Il suo compagno di cella sembrerebbe non essersi accorto di nulla perché stava dormendo. Prato è il giovane pr finito in galera insieme a Manuel Foffo per il brutale omicidio di Luca Varani.

Prato afferma di ricordare tutto di quella notte e ritaglia per sé un ruolo simile a quello che a suo tempo il pm di Perugia Mignini cucì addosso a Raffaele Sollecito (poi sconfessato dai giudici), ovvero di uno spettatore semi passivo che non può o non vuole ribellarsi alla follia omicida del complice e non riesce a fermare la deriva folle che ha assunto una serata dalla parvenza normale e innocua.

Luca Varani venne ucciso da circa 20 martellate alla testa e in bocca, mentre erano trenta le ferite da arma da taglio superficiali, cioè inferte al solo scopo di provocare dolore e sofferenza. "Volevamo uccidere qualcuno, volevamo vedere l'effetto che fa'" dirà Foffo ai carabinieri. Il 21 febbraio scorso è stato condannato a 30 anni di galera. Difendendosi in aula, continuava a dirsi innocente e a ad affermare di essere succube di Foffo. "Lo voleva stordire, ce l'ha messo lui nella tazza che io poi ho dato a Luca".



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