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Vespa scrive al cda Rai: Sono un artista, no a tagli compenso

Vespa scrive al cda Rai: Sono un artista, no a tagli compenso”

A infiammare ancora di più il cda Rai di lunedì scorso che ha bocciato il piano news presentato dal direttore generale Antonio Campo Dall'Orto ci ha pensato Bruno Vespa.

Per questo il Cda della rete non deve tenere conto delle richieste di Bruno Vespa, che aprirebbero un precedente pericoloso dando vita a richieste analoghe da parte di altri conduttori e giornalisti. "La Rai e il CdA dell'azienda - si legge in un comunicato stampa - non devono tenere in minima considerazione la lettera inviata da Bruno Vespa per difendere il suo stipendio". Ma stavolta la sua lettera sul tetto dei compensi si sovrappone inevitabilmente alla crisi dei vertici.

"Cara Presidente, cari Consiglieri, poiché alla vigilia di vostre importanti decisioni alcuni giornali tornano su una possibile differenza tra artisti e giornalisti nel superamento dei tetti retributivi, mi permetto di sottoporvi qualche breve e rispettosa riflessione".

"La norma del 2007 che esonera dai tetti le prestazioni professionali e artistiche che si svolgono nelle società a partecipazione pubblica operanti in regime di concorrenza, richiamata dal parere dell'Avvocatura dello Stato - prosegue Vespa - chiarisce ab origine ogni equivoco sulla differenza di impiego". Punto 2: "Volendo tuttavia avventurarsi in una speciosa distinzione, il terreno diventerebbe assai scivoloso. Adesso sarebbe opportuno che l'azienda ne prendesse atto e smettesse di considerare Porta a Porta come un programma di informazione", dicono Alberto Airola e Dalila Nesci, parlamentari 5stelle in commissione di Vigilanza Rai.

No a "norme contra personam", inaccettabili "sotto ogni profilo", sulla questione del tetto ai compensi in Rai.

C'è poi l'aspetto contrattuale, considerando che Vespa e la Rai sono legati proprio da un contratto artistico, pur essendo lui un giornalista professionista.

Dopo l'attacco al cda Rai di Bruno Vespa, che chiedeva di non vedersi decurtato lo stipendio in quanto sottoposto a contratto da artista e non da giornalista, ecco la lettera aperta di un dipendente Rai che si qualifica come 'artista' appartenente all'associazione Rai Bene Comune. La presa di posizione del giornalista e conduttore di Porta a Porta ha trovato il sostegno di alcuni colleghi ma questa ammissione potrebbe far perdere quell'autorevolezza istituzionale riconosciuta a Porta a Porta che è da molti considerata la quarta Camera dello Stato: per lo stesso ragionamento la trasmissione potrebbe essere paragonata a un qualsiasi programma di intrattenimento.



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