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Omicidio Caccia: la lettura della sentenza di ergastolo per Schirripa

Omicidio Caccia: la lettura della sentenza di ergastolo per Schirripa”

Con la condanna di Rocco Schirripa all'ergastolo è arrivata, a distanza di 34 anni, una verità giudiziaria di primo grado sull'esecutore materiale dell'omicidio del procuratore di Torino Bruno Caccia. La procura milanese (competente sui reati commessi contro toghe torinesi) ha ricostruito che l'assassinio sarebbe stato una dimostrazione di "fedeltà" e una "prova di coraggio" data da Schirripa ai boss, in particolare a Domenico Belfiore dell' omonimo clan, già condannato in via definitiva all'ergastolo come mandante. La sentenza è stata pronunciata oggi dalla Corte d'Assise di Milano. Ma per l'accusa, rappresentata in aula dal pm Marcello Tatangelo, dubbi non ce n'erano: Schirripa "è colpevole al di là di ogni ragionevole dubbio".

Per le figlie di Caccia c'è ancora molto da fare.

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"Una sentenza è giusta - hanno commentato Paola e Cristina Caccia, figlie del procuratore ucciso nel 1983 - ma speriamo che non finisca qui". Secondo le due donne, il movente dell'omicidio "è ancora generico" e "non è ancora chiaro che ruolo abbia avuto Schirripa" nel gruppo di fuoco. "Fa arrabbiare che debbano essere i familiari a pungolare perché sia fatta giustizia".

Da parte sua Schirripa, difeso dagli avvocati Basilio Foti e Mauro Anetrini, si è sempre dichiarato innocente.

"Sono un capro espiatorio, la persona perfetta per questa accusa: un calabrese con precedenti con la giustizia". L'ex panettiere aveva anche annunciato che, in caso di condanna, avrebbe iniziato uno sciopero della fame.



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