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Melegatti in crisi: niente stipendi, in pericolo la produzione natalizia

Melegatti in crisi: niente stipendi, in pericolo la produzione natalizia”

Per alcuni il Natale è già in vista e due storici marchi dei dolci tradizionali delle feste lo approcciano in maniera diametralmente opposta: tira aria di crisi alla Melegatti di Verona, storica casa del pandoro, mentre il panettone della Giovanni Cova & C. di Milano pensa ai progetti di crescita, anche attraverso la quotazione in Borsa. La sindacalista ha denunciato la presenza di lavoratori monoreddito che "non vedono soldi da due mesi, che restano in fabbrica a non fare niente". "Siamo senza stipendio da due mesi, i fornitori non sono stati pagati e manca liquidità", racconta un dipendente Melegatti all'Adnkronos, "in questo momento non si può produrre ed entrambi gli stabilimenti sono fermi". I dipendenti dell'azienda veronese, per la maggior parte donne, sono in agitazione e questa mattina hanno inscenato una protesta nello spazio antistante il municipio di San Giovanni Lupatoto.

Oltre a loro ci sono circa 200 stagionali, che non potendo lavorare non percepiscono stipendio.

"A San Martino Buon Albergo - ha detto Paola Salvi, segretario della Flai-Cgil - hanno addirittura coperto con il nylon i macchinari". L'azienda, che l'anno scorso ha fatturato 70 milioni di euro producendo dolci da ricorrenza e merendine, sta attraversando una crisi societaria e la speranza è che in occasione della prossima assemblea dei soci a fine mese possano arrivare soluzioni ai problemi correnti. Come spiega il Corriere del Veneto, da qualche tempo la storica azienda dolciaria veronese si trova in una situazione finanziaria difficile.

Sono proprio i sindacati a mettere i puntini sulle i ad una situazione molto complessa: "le problematiche economiche hanno creato molti disagi, non consentono l'approvvigionamento necessario delle materie prime e degli imballaggi del prodotto, tanto che il processo di produzione viene avviato con una programmazione di giorno in giorno". Si spera sempre nell'ingresso di un nuovo socio con capitali freschi, ma per adesso, di trattative non c'è certezza. "Stiamo approcciando il retail e, se dovessimo andare avanti, la quotazione o la cessione di una quota di minoranza potrebbero essere un'opzione per trovare nuove risorse", ha detto.



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