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Maglia con aquila fascista a Marzabotto

Maglia con aquila fascista a Marzabotto”

E' in quel momento che l'autore della rete ha esultato in modo inequivocabile, alzando il braccio destro nel saluto romano. un omaggio chiarissimo a chi commise la strage di Marzabotto.

Sullo stesso canale sono giunte anche le scuse di Luppi, che però appaiono tardive e difficilmente giustificabili: "Sono consapevole di aver recato offesa non solo alle associazioni partigiane e antifasciste ma a tutta la comunità di Marzabotto". La società del calciatore, la 65 Futa, con un post sulla propria pagina Facebook, ha informato di aver sospeso il proprio tesserato, annunciando che sarà multato. Mostrare la maglia con un aquila fascista è "un atto premeditato che Marzabotto non giustifica per nessuna ragione", ha detto il sindaco della cittadina emiliana, Romano Franchi, secondo cui "questa amministrazione comunale procederà per le vie legali per chiedere l'applicazione delle leggi esistenti, Scelba e Mancino, che puniscono il reato di apologia al fascismo". Anche i dirigenti del 65 Futa, squadra in cui è tesserato il giocatore, hanno dichiarato: "In seguito ai gravi fatti accaduti ieri nella partita Marzabotto-Futa65, in cui un nostro tesserato si è reso protagonista di gesti che vanno oltre le regole dello sport, la società Futa 65 comunica che non era a conoscenza della maglia indossata dal ragazzo, e che nel caso un qualsiasi giocatore o dirigente l'avesse vista ovviamente avrebbe impedito categoricamente di indossarla". Ho agito con leggerezza senza pensare alle conseguenze che questo mio gesto avrebbe scaturito tanto a livello personale quanto comunitario. Un gesto che non va sottovalutato ma condannato con fermezza.

"Ho lasciato passare un terribile messaggio di cui, ribadisco, sono totalmente pentito e dispiaciuto. - ha sottolineato ancora Luppi - So che nessuna mia parola potrà cancellare ne il mio sconsiderato gesto ne il dolore che esso ha causato. Ci scusiamo per l'accaduto con tutte le persone colpite nel profondo da questo gesto. e chiediamo scusa a tutti a nome nostro e del nostro tesserato".

"Dichiaro inoltre - conclude il calciatore - che la società FUTA65 e i miei compagni di squadra sono stati da me tenuti allo scuro della maglia incriminata che portavo sotto quella da gioco e delle mie intenzioni di mostrarla".

Secondo Cardi, si è trattato di un "atto gravissimo e chiaramente aggravato dalla premeditazione, preoccupante al pari dell'atteggiamento dell'arbitro, il quale non ha preso nessun provvedimento".

Una partita di calcio di seconda categoria che si trasforma in un episodio di triste attualità. Gli ha fatto eco il ministro dello sport Luca Lotti: "E' inaccettabile quello che è accaduto a Marzabotto, un luogo simbolo di una immane tragedia, che merita il rispetto della memoria".



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