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Censis: la ripresa c'è ma il rancore cresce

Censis: la ripresa c'è ma il rancore cresce”

E, mancando di "un ordine sistemico, la società italiana ha compiuto uno sviluppo senza espansione economica".

La parola chiave del nuovo 51esimo rapporto Censis, presentato anche quest'anno (il primo dopo l'era De Rita) nella sede del parlamentino del Cnel, è "rancore".

L'Italia mostra importanti segnali di vitalità, ma non riesce a proiettarsi verso il futuro perché "appare sconnessa, disintermediata, a scarsa capacità di interazione, a granuli via via più fini".

Il più forte squilibrio di questa ripresa ineguale, denuncia il direttore generale del Censis Massimiliano Valerii, è il "de-giovanimento" del Paese: "La riduzione del peso demografico dei giovani è una miccia accesa che sta per accendersi in futuro".

"Nella ripresa - si legge - persistono trascinamenti inerziali da maneggiare con cura".

L'Italia? Un Paese che sta vivendo gradualmente la ripresa - gli indicatori economici lo certificano, i consumi stanno tornando ad essere il primato dello stile di vita degli italiani - ma è anche un Paese che si trascina dietro pesanti scorie derivanti da una lunga stagnazione socio-economica. L'87,3% del ceto popolare, infatti, è convinto che sia "difficile salire nella scala sociale", pensiero condiviso dall'83,5% del ceto medio e dal 71,5% dei benestanti. Pensano che al contrario sia facile scivolare in basso nella scala sociale il 71,5% del ceto popolare, il 65,4% del ceto medio, il 62,1% dei più abbienti, rileva il rapporto. La politica rimane "intrappolata in un quotidiano "mi piace" sui social network, mentre i poveri sono aumentati del 165% rispetto al 2007.

Il Censis punta il dito anche sulla "inefficiente dispersione dei tanti progetti di informatizzazione, con una preoccupante incapacità di fermare investimenti finiti in un vicolo cieco e con un quadro via via più incerto su come tradurre in passi concreti il riallineamento all'agenda europea".

I dati Censis fotografano insomma l'Italia di Groupon: un paese che vorrebbe, ma può solo fino a un certo punto, per tante ragioni. Per ritornare a crescere bisogna guardare lontano: come l'esploratore, o come l'alpinista, due immagini pregne di suggestioni, scelte dal Censis per significare l'auspicio che l'inaridito immaginario collettivo degli italiani riprenda quota, che il nostro futuro oggi "incollato" al presente se ne stacchi, per tornare a farsi progetto. Ma poiché "lo spazio che separa il presente dal futuro è il luogo della crescita", il prezzo che abbiamo pagato "a questo decennio di progresso sottotraccia è proprio il consumo, senza sostituzione, di quella passione per il futuro che esorta, sospinge, sprona ad affrettarsi, senza volgersi indietro".

"Se chi ha responsabilità di governo e di rappresentanza si limita a un gioco mediatico a bassa intensità di futuro, resteremo nella trappola del procedere a tentoni, senza metodo e obiettivi, senza ascoltare e prevedere il lento, silenzioso, progredire del corpo sociale" argomenta il Censis nel suo nuovo Rapporto.



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