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Istat: 1 italiano su 3 a rischio povertà

Istat: 1 italiano su 3 a rischio povertà”

Ben 18 milioni di cittadini, praticamente un italiano su tre, è a rischio povertà o esclusione sociale. Presenti alla firma, avvenuta nella sede dei Servizi Sociali, l'Assessore al Welfare di Comunità Mauro Platè, affiancato dalla dirigente del Settore Politiche Sociali Eugenia Grossi e da Giuseppe Spriveri, referente dello Sportello Reddito di Inclusione, Angela Carli, delegata da Ennia Rozzi, presidente della San Vincenzo Centrale, don Antonio Pezzetti per la Caritas, Giusy Biaggi per il Consorzio Solco e Angela Ravelli per il Centro di Solidarietà Il Ponte. Si registra dunque un peggioramento rispetto all'anno precedente, dove il dato si era assestato al 28,7%.

E' quanto emerge dai dati Istat relativi al Report su Reddito e condizioni di vita.

Da segnalare infine che il protocollo mira all'individuazione di percorsi di partecipazione, a livello territoriale, destinati a promuovere il benessere di persone e nuclei familiari che si trovano in condizioni di povertà, garantendo al contempo interventi condivisi. Al Nord il rischio è minore, ma le cifre negative sono comunque in aumento. Le famiglie con più di quattro componenti sono le più esposte al rischio di povertà o esclusione sociale. Il reddito netto medio annuo per famiglia, esclusi gli affitti figurativi, è pari a 29.988 euro, circa 2.500 euro al mese (+1,8% in termini nominali e +1,7% in termini di potere d'acquisto rispetto al 2014). Si riduce il carico fiscale sulle prime due classi di reddito (0-15mila e 15mila - 25mila euro) delle famiglie con principale percettore un lavoratore dipendente, per gli effetti della detrazione Irpef di 80 euro. Metà delle famiglie residenti in Italia percepisce un reddito netto non superiore a 24.522 euro l'anno (circa 2.016 euro al mese: +1,4% rispetto al 2014). Il reddito mediano è in aumento al sud in misura quasi doppia in confronto a quella registrata a livello nazionale (+2,8% rispetto al 2014). Nel Centro un quarto della popolazione permane in tale condizione. Tuttavia, rimane su un volume molto inferiore (20.557 euro, circa 1.713 mensili). La crescita del reddito infatti è più intensa per il quinto più ricco della popolazione. L'aumento del reddito è più forte per il quinto più ricco della popolazione, trainato dalla fascia alta dei redditi da lavoro autonomo e così la forbice tra i più benestanti e i più poveri si è allargata.

Si tratta di una ripresa ciclica più anni di flessione pronunciata. Quindi, esclusi gli affitti figurativi, si stima che il rapporto tra il reddito equivalente totale del 20% più ricco e quello del 20% più povero sia aumentato da 5,8 a 6,3. Nella graduatoria dei Paesi dell'Unione Europe, l'Italia si trova al posto numero 20. Ciò è dovuto in particolare all'elevata incidenza del rischio di povertà e della grave deprivazione, che per le famiglie numerose è pari rispettivamente a 34,4% e 17,7%.



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