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Trump: "La capitale di Israele è Gerusalemme. Scelta necessaria per la pace"

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Nel frattempo, il leader politico di Hamas, Ismail Haniyeh, ha promesso che i palestinesi useranno tutte le opzioni disponibili per "proteggere la nostra terra ed i nostri luoghi santi". Le forze armate hanno messo in stato di allerta anche altre unità, ha aggiunto, "per far fronte a possibili sviluppi" legati alle proteste palestinesi per il riconoscimento Usa di Gerusalemme come capitale di Israele. Da fonti mediche palestinesi il quotidiano israeliano Maariv ha appreso che finora si ha notizia di 114 palestinesi che hanno necessitato soccorsi medici perché feriti da armi da fuoco, o intossicati da gas lacrimogeni o contusi da proiettili rivestiti di gomma. Furono gli Stati Uniti, nel 1995, con una legge approvata dal Congresso, a decidere di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele e di spostarvi l'ambasciata.

Nella sua costituency, hanno un ruolo centrale gli evangelici fondamentalisti e gli ebrei tradizionalisti, i quali sono tra loro legati da una alleanza di fatto che fa riferimento alla Bibbia per legittimare il diritto di Israele a possedere e dominare l'intero territorio occupato oggi non solo da Israele ma anche dai palestinesi.

Nella sua analisi, Dario Fabbri, analista di Limes, ci svela i retroscena di questa mossa:, parlando di almeno due messaggi concreti e due strumentali che il Capo della Casa Bianca ha voluto dare in questo modo.

I gruppi armati più agguerriti, ma non solo loro, si sono già dichiarati pronti a combattere e a rilanciare l'intifada, la rivolta del popolo palestinese contro la presenza degli israeliani in Palestina. Il professor Bartoli, esperto in risoluzione dei conflitti e diplomatico per oltre venti anni, legge nelle decisioni di Trump "un'occasione per la politica di sperimentare strade e percorsi creativi di pace e di convivenza rispettosa".

In ultimo la dichiarazione di Trump potrebbe essere letta in direzione di una spinta anche alla ripresa dei negoziati di pace tra israeliani e palestinesi? La legge consente di rinviare la decisione ogni sei mesi, e così è stato fatto da tutti i presidenti in carica da quella data: Clinton, Bush, Obama e lo stesso Trump, fino al 6 dicembre 2017. Del resto lui si presenta come il presidente indipendente, come colui che decide e che agisce in piena autonomia e questa decisione, in fondo, esprime bene la sua presidenza, l'alleanza con settori della politica israeliana e con settori del suo elettorato a cui lui è stato fedele sin dal giorno in cui è stato eletto.

Lo status di Gerusalemme è un capitolo tutt'altro che irrilevante in un conflitto che, da decenni, divide il mondo in due, e che alimenta a sua volta tensioni in altre regioni, e fa da combustibile a molti fenomeni di terrorismo, come testimoniano di volta in volta parole o scritti attribuiti ad attentatori o aspiranti tali.

A complicare il quadro, la continua danza delle alleanze tra i Paesi arabi della regione, con il tentativo americano, a fidarsi dei commentatori, di isolare ancora di più l'Iran sciita e esasperarne la distanza dall'Arabia Saudita, sempre più vicina a Israele negli ultimi periodi.

La maggior parte dei paesi dell'Europa occidentale è allarmata dal riconoscimento degli Stati Uniti di Gerusalemme come capitale di Israele. Cosa accadrà nei prossimi giorni? "Rispettate lo status quo".



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