Esteri

Il clochard bruciato, indagati due minori: "Era uno scherzo"

È questa la motivazione con la quale due minorenni hanno provato a giustificare il brutale omicidio di un senzatetto trovato carbonizzato nell'incendio di un'auto la sera del 19 dicembre a Santa Maria di Zevio (Verona). "Era uno scherzo, non l'abbiamo fatto apposta", si sarebbero "giustificati" i due indagati. La magistratura di Verona ha interessato la Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Venezia, dove i ragazzi risultano indiziati di reato.

La conferma dell'iscrizione dei due giovani nel registro indagini è giunta da fonti investigative, dopo essere stata rilanciata da quotidiani locali.

In un primo momento si era pensato ad un incidente: Ahamed Fdil era un accanito fumatore ed appariva plausibile che l'uomo si fosse addormentato con una sigaretta accesa provocando l'incendio.

L'indagine, condotta dai Carabinieri e tutt'ora in corso, infatti ha portato verso la pista di un tragico gioco finito male. Ironia dela sorte, anche i due assassini sono stranieri. Si chiama Gino Capo e non riesce a darsi pace: "L'ho detto subito ai carabinieri, non poteva essere stata una sigaretta". Un uomo che lo Stato non ha tutelato. Poi ha aggiunto che la moglie aveva visto i soliti ragazzini aggirarsi nella zona e che prima di vedere le fiamme ha sentito un botto. C'è quello di un immigrato che si era integrato nella comunnità e aveva perso il lavoro e, con esso, tutto quello che aveva conquistato.

Qualunque sia la vera dinamica della morte del senzatetto, per gli avvocati della famiglia della vittima si è trattato di un omicidio volontario. Ora i suoi familiari attendono che la giustizia italiana faccia chiarezza.



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