Salute

Il "gene Jolie" non aumenta la mortalità del tumore al seno

Il

Ad oggi, dopo che la bella attrice ha deciso di farsi rimuovere anche le ovaie, è emerso che la mutazione del gene Brca, che aumenta il rischio di cancro al seno, non è una condanna a morte. La scelta della Jolie aveva dato visibilità alla pratica, tant'è che negli Stati Uniti si era assistito ad un vero e proprio boom di mastectomie. Questa è la conclusione a cui sono arrivati i ricercatori che sulla celebre e prestigiosa rivista Lancet Oncology hanno pubblicato lo studio intitolato "Germline BRCA mutation and outcome in young-onset breast cancer (POSH): a prospective cohort study" attraverso il quale ci mostrano come questa mutazione genetica, statisticamente, non sia responsabile di un incremento del rischio di morte a causa della malattia.

La ricerca ha esaminato per l'esattezza i dati di 2733 donne di età compresa tra i 18 e i 40 anni, tutte con diagnosi di tumore al seno. A distanza di 10 anni le donne che non erano sopravvissute alla malattia erano 651 e la percentuale di mortalità non aveva manifestato alcuna flessione in presenza del gene. Un terzo delle donne portatrici dei geni si è sottoposta a mastectomia bilaterale e questo non sembra aver aumentato le possibilità di sopravvivenza in 10 anni dalla diagnosi, ma potrebbe avere vantaggi nel tempo.

Ciò significa che l'intervento non debba essere fatto? "Questo ci dice che l'intervento radicale non deve essere fatto subito, insieme agli altri trattamenti" - sottolinea alla Bbc Diane Eccles, l'autore principale - "anche se probabilmente la mastectomia può dare benefici a lungo termine, 20 o 30 anni dopo la diagnosi iniziale". Insomma, una mossa che può rivelarsi utile ma solo in un secondo momento rispetto al tumore.



Сomo è

Ultimo




Raccomandato