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In mostra a Roma anche i tesori nascosti dei borghi della Basilicata

In mostra a Roma anche i tesori nascosti dei borghi della Basilicata”

Una iniziativa per far conoscere le specialità territoriali conservate da generazioni negli angoli più remoti del Paese con l'esclusivo studio su "Piccoli comuni e tipicità" con la mappa, i numeri e le dimensioni di una ricchezza straordinaria del Made in Italy regione per regione.

Alle ore 9,30 si inaugura la prima rassegna dei prodotti tipici dei comuni con meno di 5mila abitanti che raccontano la storia di un patrimonio naturale, paesaggistico, culturale e artistico senza eguali per la popolazione locale ma anche per il numero crescente di turisti italiani e stranieri che vanno alla ricerca dei tesori nascosti del Belpaese. Tante le mete gastronomiche da Vigoleno, piccolo borgo del comune di Vernasca in provincia di Piacenza, dove si produce l'omonimo Vin Santo che, con circa 5 mila bottiglie l'anno si contende il titolo della più piccola Doc italiana, con il vino Loazzolo (358 abitanti) realizzato nel paesino dell'Astigiano.

Valorizzare il patrimonio, grazie alle misure concrete contenute nella legge n.158/17 per la valorizzazione dei piccoli borghi.

Nelle zone terremotate nella mappa spiccano Montelupone nel Maceratese (3.584 abitanti) patria del carciofo viola noto anche come lo 'scarciofeno' e Campotosto nell'aquilano, dove si produce l'omonima mortadella, tra i salumi più imitati d'Italia, noto come 'coglioni di mulo'. Anche le isole più piccole, come ad esempio quella palermitana di Ustica, nel cuore del mar Tirreno, hanno legato il loro nome a prodotti esclusivi. E' il caso delle minuscole e laviche lenticchie di cui vanno fieri i 1308 abitanti dell'isola. Scatenano l'orgoglio del mondo contadino lucano i fagioli di Sarconi (1418 abitanti), che con tale dizione, protetta dalla Igp, comprendono numerose tipologie di cannellino e di borlotto noti localmente con una moltitudine di appellativi: 'fasuli russi', 'tovagliedde rampicanti', 'fasuli russi', 'verdolini', 'napulitanu vasciu', 'napulitanu avuti', 'ciuoti o regina', 'tabacchino', 'munachedda', 'nasieddo', 'maruchedda', 'san Michele', 'muruseddu', 'truchisch' e 'cannellino rampicante'.

E ancora, sono tipiche di piccoli comuni, come quello di Storo (4678 abitanti), alcune produzioni che per secoli hanno rappresentato la base dell'alimentazione e garantito la sopravvivenza di generazioni di trentini: la farina gialla realizzata attraverso la macinatura a pietra del mais coltivato nella Valle del Chiese.



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