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La diocesi celebra la Giornata del Migrante e del Rifugiato

La diocesi celebra la Giornata del Migrante e del Rifugiato”

Se agli stranieri, che arrivano in Italia e in Europa, ha chiesto il rispetto delle leggi che vigono nei Paesi che li ospitano, agli occidentali ha chiesto di superare le proprie paure. "Non è facile entrare nella cultura altrui, mettersi nei panni di persone così diverse da noi, comprenderne i pensieri e le esperienze", dice Francesco nell'omelia della messa celebrata nella Basilica vaticana in occasione della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato. Queste paure "sono legittime, fondate su dubbi pienamente comprensibili da un punto di vista umano".

Il Direttore della Caritas di Locri-Gerace, don Rigobert Elangui, nel presentare le iniziative diocesane ha, tra l'altro, detto: "La 104° Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato ci spinge a cooperare insieme accogliendo l'invito di Papa Francesco che ci aiuta a riflettere sulle numerose sfide poste dalle migrazioni". "Avere dubbi e timori - ha spiegato - non è un peccato". Le comunità locali, a volte, hanno paura che i nuovi arrivati disturbino l'ordine costituito, 'rubino' qualcosa di quanto si è faticosamente costruito. Dopo la lettura dal Vangelo di Giovanni sul tema "Videro dove dimorava e rimasero con lui", il primo Papa proveniente dal nuovo mondo e figlio di migranti sottolinea che "spesso rinunciamo all'incontro con l'altro e alziamo barriere per difenderci". Secondo Bergoglio, dunque, "il peccato è rinunciare all'incontro con l'altro, con il diverso, con il prossimo, che di fatto è un'occasione privilegiata di incontro con il Signore". Ovviamente anche la Santa Sede è in prima linea, la quale quest'ultima ha presentato un piano di 20 punti, basato su quattro linee guida: "accogliere, proteggere, promuovere e integrare". "Accogliere, Promuovere, Proteggere ed Integrare -ha continuato don Rigobert- è la risposta comune della Chiesa, sempre disponibile ad impegnarsi a tutela dei tanti migranti e rifugiati che bussano alle porte, prima ancora che delle nostre case, dei nostri cuori nella speranza di trovare un futuro migliore". E "nell'incontro vero con il prossimo saremo capaci di riconoscere Gesù Cristo che chiede di essere accolto, protetto, promosso e integrato?", domanda il Pontefice.



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