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Raciti, in semilibertà uno degli assassini

Raciti, in semilibertà uno degli assassini”

A volte però ci si chiede il motivo per cui certe condanne si risolvano in stati di semilibertà o addirittura libertà controllata.

A quasi undici anni dall'omicidio dell'ispettore capo di polizia Filippo Raciti durante gli scontri in occasione del derby Catania-Palermo arrivano nuovi risvolti. Quest'ultimo rimane in carcere.

Micale era stato condannato - insieme all'allora minorenne Antonino Speziale - a 11 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale e ha già scontato oltre metà della condanna in carcere a Catania. I giudici hanno accolto le richieste degli avvocati difensori anche perché Micale non aveva precedenti né carichi pendenti e dalle informazioni delle indagini della Polizia non risultano attuali collegamenti con la criminalità organizzata. In poche parole, l'ex ultrà del Catania esce la mattina dal carcere, va a lavorare, e di notte rientra in galera per dormire. Nessuna semilibertà invece per l'altro omicida, Antonino Speziale, che a differenza di Micale, fu condannato a soli 8 anni per lo stesso reato. Il Tribunale ha ritenuto di concedere la semilibertà nell'ottica "del graduale reinserimento sociale" al fine di consentire a Micale di "svolgere attività lavorativa come dipendente" di un supermercato. Il Tribunale, ha così deciso in quanto ritiene sussistano i presupposti per la concessione del beneficio: Micale "ha scontato oltre la metà della pena, fruisce regolarmente di permessi premi e da alcuni mesi è ammesso al lavoro esterno e ha svolto anche volontariato" all'esterno del carcere. Il provvedimento è stato reso esecutivo poco prima dello scorso Natale.

La giustizia ha sentenziato, ai posteri l'ardua sentenza. Ricordiamo che Raciti morì due ore dopo circa il termine del derby siciliano, in seguito ad un trauma epatico causato da un corpo contundente, che fino ad oggi non è ancora stato individuato.



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