Salute

Sacchetti bio a pagamento: i motivi di una polemica (esagerata)

Sacchetti bio a pagamento: i motivi di una polemica (esagerata)”

In effetti, al di là delle polemiche, non si capisce bene perché, se i sacchetti che usiamo sono davvero capaci di trasformarsi in compost senza inquinare raccogliendoli con i rifiuti umidi, debbano poi essere per forza essere a pagamento per disincentivarne l'uso.

Pioggia di proteste tra i cremonesi per i sacchetti della frutta e verdura diventati a pagamento dal primo gennaio: frutto di una normativa che impone ai supermercati il divieto di utilizzare i sacchetti di plastica che normalmente venivano utilizzati per confezionare i cibi freschi, per passare a quelli biodegradabili, che i negozi fanno pagare 2 o 3 centesimi. A dare una spiegazione ci ha provato il ministro dell'Ambiente Gianluca Galletti che, in riferimento ai sacchetti biodegradabili a pagamento, ha parlato di 'un atto di civiltà ecologica che pone l'Italia all'avanguardia nel mondo della protezione del territorio e del mare dall'inquinamento da plastiche e microplastiche'. Si stima una spesa per famiglia intorno ai 5 euro l'anno (pari ad una ventina di sacchetti al mese con un costo di due centesimi l'uno), quindi una inezia.

Una novità che da più parti si dice imposta dall'Unione europea ma così in realtà non è. L'Italia ha deciso di far pagare i sacchetti agli utenti finali, a chi ci mette dentro frutta e verdura, ma anche il pesce e i medicinali. Tutti questi sacchetti devono essere pagati dal consumatore - cosa che avveniva anche prima solo che a differenza del passato ora il prezzo appare nello scontrino.

La causa principale è l'incertezza dei consumatori sull'obbligo o meno di usare i sacchetti biodegradabili per acquistare le merci sfuse, pagandone il prezzo - che anche se molto basso ha acceso gli animi più degli aumenti dei pedaggi autostradali. Secondo l'Osservatorio di Assobioplastiche oscillerà fra 4,17 e 12,51 euro il prezzo che ogni famiglia dovrà aggiungere nel 2018 alla spesa alimentare fatta in supermercati e ipermercati.

Da qui nasce una delle notizie non verificate che girano in rete. In teoria la legge - il Ministero della Salute - vieta di poterli riutilizzare per fare la spesa.

Per tale motivo il Codacons presenterà domani una diffida al Ministero dello sviluppo economico, affinché emani una circolare che autorizzi i consumatori a portare da casa shopper per la spesa o buste trasparenti in grado di verificarne il contenuto.

Le alternative, in ogni caso, ci sono perché alcuni supermercati stanno offrendo gratuitamente le buste di carta, anche queste riciclabili. In Italia sì. E' anche vero che l'obiettivo è nobile ma per evitare che il consumatore si imbazzirisse come sta accadendo, bastava pensarci prima di scrivere nella legge sul Mezzogiorno che "le buste di plastica non possono essere distribuite a titolo gratuito". Sì, Coop Svizzera: sacchetti a retina, riutilizzabili e lavabili in lavatrice a 30°C, su cui si possono attaccare e staccare le etichette con il prezzo dei prodotti acquistati.

I sacchetti fanno più paura degli altri rincari.

. "E quanto all'accusa che il Parlamento lo avrebbe fatto per un'azienda amica del PD vorrei ricordare che in Italia ci sono circa 150 aziende che fabbricano sacchetti prodotti da materiale naturali e non da petrolio". Adesso non è più possibile.

'Fatta la legge, trovato l'inganno', recita un famoso detto. Senza contare la deriva di polemica politica; c'è chi infatti vede dietro questa norma, un favore fatto ad aziende i cui vertici sarebbero legati a filo doppio al centrosinistra.



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