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A Roma Pasta Day celebra obbligo etichetta per pasta e riso

A Roma Pasta Day celebra obbligo etichetta per pasta e riso”

E' quanto afferma la Coldiretti che ha organizzato il Pasta Day in occasione dell'entrata in vigore dei due decreti interministeriali, sull'indicazione dell'origine obbligatoria del riso e del grano per la pasta in etichetta, dopo 180 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale che cade esattamente il 13 febbraio per il riso e il 14 febbraio per la pasta. Conclude Felicetti "Per incrementare la disponibilità di grano duro nazionale di qualità e prodotto in modo sostenibile in linea con le esigenze dell'industria molitoria e della pasta la strada giusta sono infatti i contratti di filiera, che diversi protagonisti del mondo grano-pasta hanno già intrapreso: in questo modo si garantisce ai pastai un grano adeguato e agli agricoltori un reddito certo, commisurato all'impegno profuso e alle specifiche condizioni ambientali e climatiche, garantendo al contempo una protezione dalle fluttuazioni del mercato". "Scritta la parola fine all'inganno dei prodotti importati, spacciati per nazionali - commenta l'organizzazione degli agricoltori - in una situazione in cui un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero, uno su quattro di riso, senza che questo fosse finora indicato in etichetta".

Niente più segreti sull'origine di pasta e riso: il consumatore potrà leggere chiaramente la provenienza. Restano ancora senza obbligo: salumi, carne di coniglio, carne trasformata, frutta e verdura trasformata, pane. "L'obbligo di indicazione dell'origine della materia prima nelle etichette di pasta e riso è una iniziativa unilaterale del governo italiano che impone alle nostre imprese un ulteriore fardello burocratico, che le altre imprese europee concorrenti non hanno e che nulla dice sulla qualità della pasta". L'indicazione chiara all'origine è un elemento di scelta determinante, i consumatori possono scegliere se sostenere le realtà produttive italiane e la pasta esce dall'anonimato. Secondo quanto previsto dal decreto le confezioni di pasta secca prodotte in Italia - prosegue Coldiretti - dovranno d'ora in poi avere obbligatoriamente indicato in etichetta il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura.

"Opportunità resa possibile da un un milione e 350 mila ettari di coltivazioni di grano duro con un raccolto che, quest'anno, sfiorerà i 4 miliardi e 300 milioni di chili, concentrato nel Sud Italia, soprattutto in Puglia e in Sicilia che, da sole, rappresentano, il 40% del totale nazionale". Se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l'Italia, si potrà usare la dicitura: "Italia e altri Paesi UE e/o non UE". L'importazione di riso greggio asiatico gode del regime particolarmente favorevole praticato nei confronti dei Paesi Meno Avanzati (accordo EBA), che prevede la possibilità di esportare verso l'Unione Europea quantitativi illimitati di riso a dazio zero. In caso di riso coltivato o lavorato in più Paesi, possono essere utilizzate le diciture "UE", "non UE", ed "UE e non UE". Ciò ha causato una vera e propria invasione di prodotto dai Paesi asiatici, da dove proviene ormai la metà del riso importato, con una spirale speculativa insostenibile che ha dimezzato nell'ultimo anno le quotazioni riconosciute ai coltivatori di riso italiani.



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