Salute

Malata di Sla dice basta, primo caso dopo il Biotestamento

Malata di Sla dice basta, primo caso dopo il Biotestamento”

Scriveva il 3 febbraio sul social facebook la cugina Daniela condividendo la foto di Patrizia in un post pubblico: "Questa donna, ha vinto contro la Sla, si è liberata dalle sue sevizie, dalle sue torture, dal carcere che l'ha tenuta segregata per 4 anni".

La donna aveva dato il suo assenso ai medici per la rinuncia alla ventilazione forzata e per l'inizio della sedazione palliativa profonda.

Nei mesi scorsi dai notai di diversi comuni sono state già raccolte più di ottomila dichiarazioni anticipate di trattamento, mentre per chi non vuole pagare il notaio o rischiare contestazioni tenendosi il documento a casa, ci sono già 180 Comuni d'Italia che hanno istituito da tempo un registro ad hoc, l'elenco è sul sito dell'associazione Coscioni che monitora giorno per giorno i centri e paesi dove nascono nuove iniziative per far rispettare la legge così lungamente attesa. "La legge, che tutela il diritto alla salute, alla dignità e all'autodeterminazione, Patrizia Cocco la aspettava da anni, da quando sentiva di essere imprigionata nella malattia dentro la quale sopravviveva a una vita che in quelle condizioni non voleva più vivere", ha concluso l'avvocato Cocco. E' il primo di caso di 'morte assistita' di cui si è venuti a conoscenza dall'entrata in vigore della nuova legge, il 31 gennaio scorso. La desiderava da tanto questa legge, Patrizia.

Patrizia era diventata prigioniera di un corpo ormai estraneo e non poteva accettarlo, lei che la vita l'aveva presa a morsi fino a sei anni prima, quando viaggiava, usciva con le amiche, si prendeva cura di Bach, il suo barboncino bianco, guardava film romantici e si appassionava alle cause civili.

Ricci ha spiegato che il distacco della ventilazione è qualcosa di legale, considerato che è stato applicato in centinaia di occasioni in questi anni. Alla fine, ha deciso di dire basta. "La differenza col passato è che grazie a testamento biologico non è ora più necessario affrontare lunghe battaglie nei tribunali per vedere rispettato il diritto fondamentale di decidere l'interruzione di terapie". Il suo nome dice sicuramente ben poco a chi legge.



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